Dal lago di Resia, lungo sei chilometri, e davanti alle maestose montagne della selvaggia Vallelunga,
emerge solitario un campanile sommerso. La storia, però, che sta dietro
a quest’immagine da cartolina, “il campanile nel lago”, è molto meno
idilliaca. La chiesetta romanica del 14° secolo è muta testimone
dell’irresponsabile costruzione della diga avvenuta subito dopo la fine
della Seconda Guerra Mondiale.
Tutto però si svilupò in modo completamente diverso. Un bacino artificiale per la produzione di energia elettrica era il progetto successivo ancora sotto l'impero austro - ungarico. Il governo italiano (dopo la prima guerra mondiale, nel 1919, il Tirolo è stato diviso col patto pacifico di St. Germain, e l'Alto Adige annesso dall'Italia) nel 1920 ha ripreso il progetto e ha concesso una elevazione del livello d'acqua fino a 5 metri. La dimensione di questo progetto non era tanto preoccupante perché non aveva un immediato pericolo per i paesi Curon e Resia.
Nel 1939 lo Stato concesse al consorzio "Montecatini" la costruzione di una diga in basso al "Mittersee", la quale doveva permettere un ristagno d'acqua fino a 22 metri. La popolazione di Curon e Resia veniva totalmente trascurata. Con l'inizio della seconda guerra mondiale il progetto fu temporaneamente abbandonato. Gli abitanti dell'alta Val Venosta credettero che il progetto del bacino artificiale fosse sepolto per sempre. Nel 1947 peró, sbalordendo le popolazioni dei due paesi, la "Montecatini" annunció l'immediato proseguimento della costruzione del lago artificiale.
Nell’estate del 1950 tutto era ormai pronto. Le chiuse sono state serrate e l’acqua si è alzata. 677 ettari di terreno sono stati sommersi, quasi 150 famiglie hanno perso i loro averi, la metà di questi è stata costretta all’emigrazione. I risarcimenti erano molto modesti. Gli abitanti di Curon sono stati sistemati in delle baracche di fortuna costruite in gran fretta all’inizio di Vallelunga. Con questo progetto di diga, nato al tempo del fascismo, centinaia di famiglie hanno perso le basi della loro esistenza.
Oggi il campanile nel lago a Curon è stato messo sotto protezione ed è diventato una calamita per turisti e il simbolo del comune.
Tutto però si svilupò in modo completamente diverso. Un bacino artificiale per la produzione di energia elettrica era il progetto successivo ancora sotto l'impero austro - ungarico. Il governo italiano (dopo la prima guerra mondiale, nel 1919, il Tirolo è stato diviso col patto pacifico di St. Germain, e l'Alto Adige annesso dall'Italia) nel 1920 ha ripreso il progetto e ha concesso una elevazione del livello d'acqua fino a 5 metri. La dimensione di questo progetto non era tanto preoccupante perché non aveva un immediato pericolo per i paesi Curon e Resia.
Nel 1939 lo Stato concesse al consorzio "Montecatini" la costruzione di una diga in basso al "Mittersee", la quale doveva permettere un ristagno d'acqua fino a 22 metri. La popolazione di Curon e Resia veniva totalmente trascurata. Con l'inizio della seconda guerra mondiale il progetto fu temporaneamente abbandonato. Gli abitanti dell'alta Val Venosta credettero che il progetto del bacino artificiale fosse sepolto per sempre. Nel 1947 peró, sbalordendo le popolazioni dei due paesi, la "Montecatini" annunció l'immediato proseguimento della costruzione del lago artificiale.
Nell’estate del 1950 tutto era ormai pronto. Le chiuse sono state serrate e l’acqua si è alzata. 677 ettari di terreno sono stati sommersi, quasi 150 famiglie hanno perso i loro averi, la metà di questi è stata costretta all’emigrazione. I risarcimenti erano molto modesti. Gli abitanti di Curon sono stati sistemati in delle baracche di fortuna costruite in gran fretta all’inizio di Vallelunga. Con questo progetto di diga, nato al tempo del fascismo, centinaia di famiglie hanno perso le basi della loro esistenza.
Oggi il campanile nel lago a Curon è stato messo sotto protezione ed è diventato una calamita per turisti e il simbolo del comune.
GLORENZA [ torna al menu ]
Girare per Glorenza con i suoi edifici storici,
portici, porte cittadine, chiese e cammini di ronda significa immergersi
in un passato vivo, viaggiare nel tempo e nella più piccola città
dell'Alto Adige nonchè d'Italia. Mura cittadine intatte, con torrioni
semicircolari e tre porte testimoniano l'antico carattere difensivo
della cittadina che nel 1291 ottenne il diritto di tenere mercato.
Con i suoi stretti vicoli ed angoli pittoreschi, conserva un
carattere del tutto particolare. Suggestivi portici, luogo di sosta
preferito dalle mucche, cortili interni, case con facciate del primo
gotico ed infine la piazza del Mercato con la fontana invitano ad una
tranquilla sosta.
Tra le cose più interessanti da vedere a Glorenza citiamo le vestigia del XII secolo e i portici (XIII secolo), una serie di case patrizie del Cinquecento e soprattutto il muro di cinta rinascimentale
perfettamente conservato con tre bastioni mediani e quattro bastioni
angolari nonchè i suoi tre portoni (chiamati di Malles, di Sluderno e di
Tubre o della chiesa). Il nome di Glorenza si trova per la prima volta in documenti del 1294 come "burgum"
MARCENA [ torna al menu ]
Rumo è il nome dato all’insieme delle 9 frazioni
anticamente chiamate “cappelle”: Mione, Corte Inferiore, Placeri,
Marcena, Corte Superiore, Scassio, Mocenigo, Cenigo e Lanza.
Percorrendo
le vie delle frazioni si notano diverse testimonianze di un glorioso
passato. Le vicende della storia più recente sono da ricercarsi nelle
numerose testimonianze, ancora presenti, sparse su tutto il territorio:
dai capitelli votivi risalenti alle pestilenze del Seicento ai dipinti
sulle case private.
Gli appassionati della
natura trovano un mondo tutto da scoprire, dalle escursioni alle gite in
bici, la raccolta dei funghi e lo sci alpinismo.
Dal nostro hotel Alpen Garten Hotel Margherita.
Il piccolo centro di Marcena
Ristorante Bar Pizzeria La Vecchia Segheria
![]() |
![]() |
Canederli |
![]() |
Vista dala strada |
ROMEDIO [ torna al menu ]
Collocato su una rupe il santuario è costituito da più chiese e
cappelle costruite in periodi diversi, che seguono la conformazione
della roccia, collegate tra loro da una ripida scala di 131 scalini,
letteralmente tappezzata di ex-voto di pellegrini.
La leggenda narra che l’eremita Romedio, in cammino verso Trento,
avrebbe cavalcato un orso rendendolo miracolosamente mansueto. A ricordo
del legame tra il santo eremita e l’orso, a San Romedio c’è anche un’area faunistica che accoglie orsi nati in cattività e bisognosi di ospitalità.
https://www.visittrentino.info/it/guida/da-vedere/chiese-santuari/santuario-di-san-romedio_md_2567
PASSEGGIATA PANORAMICA DA SANZENO A SAN ROMEDIO[
torna al menu
]
Il modo più suggestivo per raggiungere il Santuario di San Romedio è sicuramente attraverso l'itinerario nella roccia realizzato sul tracciato di un antico canale irriguo ottocentesco che parte dal Museo Retico di Sanzeno.
L’itinerario ha inizio proprio di fronte all’edificio che ospita il
Museo Retico, a nord dell’abitato di Sanzeno, dove è possibile
posteggiare l’auto. Dal lato opposto della strada statale si diparte una
passerella in legno che dopo aver costeggiato in parte le campagne
coltivate a meleto penetra nella roccia percorrendo l’intero percorso
dell’antico canale irriguo.
La passeggiata si sviluppa in parte nella roccia e in parte su passerella di legno. E' del tutto sicura e adatta a tutti: bambini, famiglie e anziani. La lunghezza complessiva è di 2,5 chilometri.
Alcuni scorci visti da questo “tunnel” aperto sullo strapiombo sono
veramente da non perdere e danno la sensazione di essere parte della
roccia madre.
Il percorso termina nei pressi dell’VIII stazione della bella Via Crucis marmorea
che da Sanzeno conduce sino al santuario; da qui si continua ancora per
pochi metri su strada asfaltata fino all’inizio della salita all’eremo
di San Romedio su sentiero di ciottoli.
Tempo di percorrenza: dal Museo Retico di Sanzeno al Santuario, 45 minuti
Difficoltà: facile, sentiero pianeggiante. Ideale per grandi e piccini, inserito in una splendida cornice naturale che conduce alla tranquillità mistica del Santuario.
Tempo di percorrenza: dal Museo Retico di Sanzeno al Santuario, 45 minuti
Difficoltà: facile, sentiero pianeggiante. Ideale per grandi e piccini, inserito in una splendida cornice naturale che conduce alla tranquillità mistica del Santuario.
MALGHE LAUREGNO [ torna al menu ]
A pochi chilmentri in auto da Marcena abbiamo raggiunto tramite la SP86 le zone delle malghe appena prima della galleria di passo Castrin,c'e' un parcheggio,sulla sinistra troverete il sentiero che vi porta verso Malga Cloz,Malga Revo'(https://www.facebook.com/pages/category/Comfort-Food-Restaurant/Malga-Rev%C3%B2-1158172667566489/) e Untere Kessel Alm(https://www.facebook.com/pages/category/Lodge/Untere-Kesselalm-798565536829760/)
MALGA CLOZ


PRACUPOLA [ torna al menu ]
Si parcheggia lungo la strada provinciale nei pressi
della diga (1126 m) e si imbocca la strada asfaltata che percorre lo sbarramento artificiale in tutta
la sua lunghezza. Giunti sul versante opposto della valle, inizia una piacevole
strada forestale a fondo naturale che,
pianeggiante, segue le insenature del lago e permette di raggiungere il punto in
cui il Rio Valsura si immette nel Lago di Zoccolo. Tutto il percorso si svolge
all'ombra di un bosco di abeti e le acque blu del lago danno una nota di colore
al paesaggio. Lungo l'itinerario si incontrano zone picnic con tavoli e panchine,
sculture artistiche, cartelli informativi sulle piante più diffuse della zona e
un bel mulino ad acqua recentemente restaurato.
Al termine della strada forestale, giunti a un bivio,
si supera sulla destra il ponte sul Rio Valsura e si prosegue fino a
raggiungere un grande maneggio e quindi la strada provinciale. Da qui si torna
indietro per il medesimo itinerario. Per chi volesse continuare la passeggiata,
al bivio, anziché superare il ponte, si prosegue seguendo le indicazioni per
"Ultener Höfeweg" (Via dei masi della Val d'Ultimo): il percorso
prosegue nel bosco per circa un chilometro, seguendo il lato destro del
torrente. Il fondo si fa un po’ più sconnesso e la passeggiata presenta alcuni
brevi tratti in pendenza, che però non supera mai il 12%. Raggiunta una stradina
asfaltata, si supera sulla destra il ponte transitabile che conduce alla strada
provinciale, dove si trova la fermata dei mezzi pubblici (1180 m).
PARCO DELLO STELVIO [ torna al menu ]
Collocato, con i suoi 130.700 ettari, nel
cuore delle Alpi Centrali, lo Stelvio è un tipico parco montano d’alta
quota: per circa tre quarti il suo territorio è al di sopra dei 2000
metri e raggiunge un massimo di 3.905 m sulla cima dell’Ortles.
Grazie alle elevate quote medie è caratterizzato da un susseguirsi di cime impervie e di vastissime superfici glaciali. Il gruppo dell’Ortles-Cevedale, sul confine tra Lombardia e Trentino-Alto Adige, ne costituisce il cuore geografico.Oltre che un Parco dai grandi scenari e dalla natura rigogliosa, lo Stelvio è anche un Parco ricco di storia. Durante la Prima Guerra Mondiale qui correva l’estremo occidentale del fronte di combattimento. Di quei tragici fatti – lotta più di sopravvivenza alle difficilissime condizioni ambientali che contro gli uomini – restano ancora oggi molte tracce, soprattutto in Valle del Braulio e al Passo dello Stelvio, nella Valle dei Forni e nella Valle di Gavia. Strade e mulattiere militari, trincee e villaggi militari costituiscono ancora oggi una testimonianza degli eventi della “Guerra Bianca”.
Grazie alle elevate quote medie è caratterizzato da un susseguirsi di cime impervie e di vastissime superfici glaciali. Il gruppo dell’Ortles-Cevedale, sul confine tra Lombardia e Trentino-Alto Adige, ne costituisce il cuore geografico.Oltre che un Parco dai grandi scenari e dalla natura rigogliosa, lo Stelvio è anche un Parco ricco di storia. Durante la Prima Guerra Mondiale qui correva l’estremo occidentale del fronte di combattimento. Di quei tragici fatti – lotta più di sopravvivenza alle difficilissime condizioni ambientali che contro gli uomini – restano ancora oggi molte tracce, soprattutto in Valle del Braulio e al Passo dello Stelvio, nella Valle dei Forni e nella Valle di Gavia. Strade e mulattiere militari, trincee e villaggi militari costituiscono ancora oggi una testimonianza degli eventi della “Guerra Bianca”.
L’area protetta interessa ben ventitré
comuni più o meno ampiamente compresi al suo interno (dieci in
Lombardia, dieci in Provincia di Bolzano e tre in Provincia di Trento).
Ognuno dei comuni del Parco è un punto ideale di inizio dell’esplorazione dell’area protetta. I suoi 1500 km di sentieri permettono di avventurarsi alla scoperta della natura e dei paesaggi umani dello Stelvio. I centri visitatori sono il luogo ideale per l’approfondimento delle conoscenze sugli aspetti più diversi di una così ricca realtà ambientale. Presso i punti informazione è poi possibile avere tutte le notizie utili sull’area protetta e sulle molte iniziative (escursioni, laboratori, visite guidate, eventi vari) organizzati dal Parco.
Ognuno dei comuni del Parco è un punto ideale di inizio dell’esplorazione dell’area protetta. I suoi 1500 km di sentieri permettono di avventurarsi alla scoperta della natura e dei paesaggi umani dello Stelvio. I centri visitatori sono il luogo ideale per l’approfondimento delle conoscenze sugli aspetti più diversi di una così ricca realtà ambientale. Presso i punti informazione è poi possibile avere tutte le notizie utili sull’area protetta e sulle molte iniziative (escursioni, laboratori, visite guidate, eventi vari) organizzati dal Parco.
![]() |
Lungo la strada abbiamo incrociato la casa-museo di questo misterioso e simpatico signore |
SOLDA [ torna al menu ]
Il paese montano Solda all'Ortles (1850 m) si trova al centro del Parco Nazionale dello Stelvio, circondato da 14 Tremila, su tutti l'Ortles, che con i suoi 3905 m è la montagna più alta dell'Alto Adige, un luogo di vacanza paradisiaco che non teme rivali.
Estate a Solda significa tempo di escursioni, tempo per sognare e
riposare. Nei dintorni ci sono più di 100 km di sentieri tracciati e per
mantenere l'energia per scalare una delle tante cime ad un'altezza di
3000 metri ci sono vari impianti di risalita che portano fino a 2600
metri.
Il paese montano Solda all'Ortles rimase sconosciuto
per molto tempo. Gli abitanti vivevano di allevamento e con
l'estrazione di minerali. Dopo la prima scalata dell'Ortles (3905 m) compiuta da Josef Pichler nell'anno 1804, arrivarono a Solda anche i primi ospiti turistici.
L'Ortles, la cima più alta dell'Alto Adige, è sempre
stato un polo d'attrazione per gli amanti della montagna e della natura
di tutto il mondo. Teatro di eroiche imprese e conquiste alpinistiche,
una natura pittoresca che mozza il fiato.
A Solda hanno trovato una nuova dimora gli yak tibetani portati ed allevati da Reinhold Messner. Molto esotici ed estranei, grazie alle loro fitte pellicce ed alle imponenti corna si adattano come motivo fotografico
Nel nostro hotel http://www.sulden.bz/index.php?lang=it
Alcuni ristoranti a Solda testati da noi:
![]() |
Haus Lena & Roland's bistro |
![]() |
Parc Hotel |
La chiesetta di Solda con il bellissimo laghetto
La passeggiata di Solda accompagna i due fianchi
della vallata di Solda sui sentieri nr. 7 alla sinistra e nr. 6 alla
destra. Il percorso è quasi esente da discese e salite. Ci sono diversi
punti di accesso.
Le 12 stazioni culturali collegano i tempi dei pionieri al nostro
mondo moderno. Percorribile quasi tutto l'anno, la passeggiata con le
numerose panchine invita a fermarsi a riposarsi ed ammirare il panorama.
SENTIERO N.7
Parte dal parcheggio presso la Funivia Solda nelle vicinanze del Parc Hotel, attraversa il Torrente Solda e porta in tratto sempre pianeggiante fino all'altro impianto in circa ½ ora
La Funivia di Solda è una delle più grandi del mondo, offre il massimo
comfort e può portare fino a 440 persone (4 cabine da 110 posti).
Con la funivia raggiungiamo il Rifugio Città di Milano
(Schaubachhütte), a 2.583 m di quota. Il sentiero n° 151 che sale
parallelamente alla seggiovia Madriccio ci conduce ai 2.824 m del
Rifugio Madriccio, l’ultimo punto di ristoro. Risaliamo verso il passo
del Madriccio su quello che a prima vista sembrerebbe un desolato
deserto di pietre, ma che a uno sguardo più attento rivela una flora
d’alta montagna particolarmente ricca.
Reinhold Messner, l'alpinista più famoso dell'Alto Adige, da tempo è un grande ammiratore dell'area dell'Ortles. Nel 1985, l'alpinista portò a Solda gli yak, una specie bovina diffusa nell'Asia centrale. Da allora, ogni anno alla fine di giugno, l'alpinista conduce i suoi arruffati animali dalla stazione a valle della funivia di Solda sui pascoli del Madriccio.
I curiosi e i turisti accompagnano l'alpinista e i suoi bizzarri animali nella salita verso i pascoli di alta montagna. A fine agosto gli animali fanno ritorno a valle.
I curiosi e i turisti accompagnano l'alpinista e i suoi bizzarri animali nella salita verso i pascoli di alta montagna. A fine agosto gli animali fanno ritorno a valle.
PASSO DELLO STELVIO [ torna al menu ]
Infine torniamo verso casa percorrendo la bellissima strada che attraversa il passo dello Stelvio.
La lunghezza totale da Spondigna a Bormio è di 49 km. Sul versante
sudtirolese si supera un dislivello di 1870 m con 48 tornanti e sul
versante valtellinese 1530 m con 34 tornanti. La pendenza media del 9%
con pochi tratti dell'11% fu tenuta molto bassa per una strada del
genere a causa delle carrozze trainate da cavalli.
Fino al 1959 la Strada dello Stelvio era praticabile durante
tutto l'anno. 8 case cantoniere (Rottenhäuser) lungo il tragitto
offrivano alloggio e cambio cavalli. Oltre 900 metri della strada erano
protetti contro le valanghe da gallerie e soppalchi in legno. Durante i
mesi invernali il trasporto di persone e merci avveniva con slitte
trainate da cavalli. I punti di appoggio più importanti erano sulla
"Franzenshöhe" e la IV Cantoniera (Passo Umbrail in Svizzera).
Sul passo stesso esiste solo dal 1897 la possibilità di alloggio con
la costruzione dell'Hotel Passo Stelvio (un tempo Hotel
"Ferdinandshöhe"). Alla IV Cantoniera la strada si dirama attraverso il passo Umbrail (2552 m) per Santa Maria in Svizzera. Questo tratto di 13 km fu costruito nel 1900.
Nessun commento:
Posta un commento